17) Adler. La dimensione sociale della vita psichica.
Adolf Adler (1870-1937) afferma qui che la conoscenza dell'uomo
non pu prescindere dalla considerazione dei condizionamenti
sociali che influiscono sulla vita psichica. La tendenza
dell'individuo a realizzare la sicurezza e l'adattamento
all'ambiente - sotto la spinta del senso di inferiorit e di
insicurezza che agisce come stimolo costante - si trova a fare i
conti con le esigenze della vita comunitaria e con la necessit di
riconoscerne i valori..
A. Adler, Conoscenza dell'uomo ( pagina258-260).
Per capire cosa si svolge in un uomo,  necessario sottoporre a
una disamina il suo atteggiamento di fronte ai suoi simili. Le
mutue relazioni degli uomini sono in parte date dalla natura, e
come tali soggette a variazioni; in parte, su questa base, si
determinano relazioni programmate, come  dato osservare in modo
particolare nella vita politica dei popoli, nella formazione degli
stati, nelle comunit. La vita psichica dell'uomo non pu venir
compresa senza considerare nello stesso tempo queste connessioni.

Verit assoluta. La vita psichica umana non  in grado di
svolgersi svincolata, ma si trova costantemente davanti a compiti
che le vengono posti dal di fuori. Tutti questi compiti sono
inscindibilmente legati alla logica della vita comune umana, che
costituisce uno di quei capitali condizionamenti che agiscono
ininterrottamente sul singolo individuo e che si lasciano dominare
dal suo influsso solo fino a un certo punto. Se ora consideriamo
che neppure i condizionamenti della vita comune umana possono
essere da noi definitivamente compresi, perch sono troppi, che
inoltre tali esigenze sottostanno a una certa variazione, ci
diventa chiaro che difficilmente siamo in grado di chiarire
completamente le oscurit di una vita psichica che ci sta davanti,
difficolt questa che diventa tanto pi grande quanto pi ci
allontaniamo dalle nostre proprie relazioni.
Uno dei basilari dati di fatto, tuttavia, necessari per acquistare
la conoscenza dell'uomo,  la necessit di tener conto di quelle
immanenti regole di gioco proprie del gruppo, quali spontaneamente
risultano su questo pianeta in seguito alla limitata
organizzazione del corpo umano e delle sue prestazioni, come di
una verit assoluta, alla quale noi solo lentamente ci possiamo
avvicinare, per lo pi dopo aver superato sbagli e sbandamenti.
Una parte significativa di tali basilari dati di fatto  affermata
nella concezione materialistica della storia, elaborata da Marx e
Engels. Secondo tale dottrina  la base economica, la forma
tecnica colla quale un popolo procura il sostentamento della
propria vita, che condiziona la sovrastruttura ideologica, il
pensiero e il comportamento umano. A tanto si spinge anche la
nostra concezione dell'attiva logica della vita umana comune,
della verit assoluta. Tuttavia la storia (innanzitutto la
nostra concezione della vita singola, la nostra psicologia
individuale) ci insegna che la vita psichica umana risponde con
facili errori alle sollecitazioni della piattaforma economica,
errori dai quali solo lentamente si svincola. La nostra via verso
la verit assoluta passa attraverso numerosi sbagli.

Spinta verso la comunit. Si possono comprendere le esigenze che
stanno alla base della vita comune altrettanto bene quanto quelle
che gli influssi atmosferici determinano sull'uomo, come la
esigenza di ripararsi dal freddo, di costruirsi una casa, e
simili. Osserviamo tale spinta verso la comunit - sia pure in una
forma ancora incompresa - anche nella religione, dove, al posto
del pensiero riflesso serve come legame della comunit la
santificazione delle forme sociali. Come nel primo caso i
condizionamenti della vita sono di carattere cosmico, cos gli
ultimi sono di carattere sociale, dovuti alla vita comunitaria
dell'uomo e alle regole e finalit che spontaneamente ne
risultano. Le esigenze comunitarie hanno regolato le relazioni
degli uomini, e fin dall'origine si sono imposte come evidenti,
come verit assoluta. Infatti, la comunit sussisteva prima
della vita singola degli uomini. Non vi  nessuna forma di vita
nella storia della cultura umana che non sia stata vissuta come
sociale. In nessun luogo gli uomini sono apparsi in sistemi
diversi da quello sociale. E' facile spiegare tale situazione. In
tutto il regno animale vige la legge fondamentale, che quelle
specie che di fronte alla natura si trovano sottosviluppate,
concentrano prima nuove forze unendosi, e quindi agiscono
all'esterno in forma nuova e singolare.
Anche per l'umanit l'unione svolge lo stesso ruolo, e cos
avvenne che l'organo psichico dell'uomo fu completamente assorbito
dai condizionamenti imposti dalla vita comune. Gi Darwin osserva
che non si trovano mai animali deboli che vivono soli; tra essi va
annoverato in modo del tutto particolare l'uomo, perch anch'egli
non  forte abbastanza da poter vivere solo. Egli pu opporre alla
natura solo una debole resistenza, gli occorre una quantit
maggiore di mezzi per tirare avanti la sua esistenza e
conservarsi. Basta figurarsi quale verrebbe ad essere la
situazione di un uomo che si trovasse solo e senza i mezzi tipici
della civilt in una selva. La minaccia che incomberebbe su di lui
sarebbe diversa che per ogni altro vivente: non ha la snellezza
delle gambe, non dispone della forza muscolare degli animali
robusti, non ha i denti degli animali rapaci, non l'udito fine e
gli occhi acuti per superare un tale combattimento. Ed  enorme il
dispendio capace di assicurargli il diritto all'esistenza, e la
preservazione dalla rovina. Il suo cibo  singolare, e il suo modo
di vita esige una protezione particolarmente intensa.
Ora  pensabile che un tale uomo possa conservarsi solo se si
trova in una condizione particolarmente favorevole. Questa
condizione gli fu offerta appunto dalla vita di gruppo, che si
rivel come una necessit, dal momento che solo il vivere insieme,
attraverso una specie di divisione del lavoro, gli permise di
fronteggiare compiti ai quali avrebbe dovuto soccombere se fosse
rimasto solo. Soltanto la divisione del lavoro procur all'uomo
quelle armi di offesa e di difesa e in genere tutti quei beni di
cui abbisognava per affermarsi, che oggi compendiamo sotto il
concetto di civilt. Se ora si pensa in mezzo a quali difficolt
vengono partoriti i bambini, come in quella circostanza si rendano
necessari dispendi del tutto straordinari, ai quali il singolo
neppure colla pi grande fatica potrebbe sobbarcarsi e che possono
essere procurati solo mediante la divisione del lavoro, se ci si
immagina a quale eccesso di malattie e di mancanze  esposto un
essere umano soprattutto nell'et della prima infanzia - ben pi
che gli altri animali -, si avr una idea approssimativa
dell'enorme quantit di cure necessarie ad assicurare la stabilit
della societ umana, e la percezione chiara della necessit di
questo collegamento.

Sicurezza e adattamento. In base all'esposizione fin qui fatta
dobbiamo concludere che, visto sotto l'aspetto naturale, l'uomo 
un essere inferiore. Ma questa inferiorit, da cui  affetto, e
che percepisce nella coscienza come sentimento di minorazione e di
insicurezza, agisce da stimolo costante, che lo spinge a trovare
una via atta a realizzare l'adattamento a tale vita e a
preoccuparsi per creare delle situazioni in cui gli svantaggi
della sua condizione umana nell'ambito della natura vengano
compensati. E furono qui di nuovo ancora le sue facolt psichiche
che gli poterono procurare adattamento all'ambiente e sicurezza.
Molto pi gravoso sarebbe stato cavar fuori dall'uomo-bestia
primitivo un esemplare capace di tener fronte all'ostile natura
mediante appendici come corna, artigli o zanne. In effetti, solo
l'organo psichico era in grado di procurare aiuti tali da
sopperire alle carenze organiche dell'uomo. E precisamente lo
stimolo nato dal continuo sentimento dell'insufficienza, fece s
che l'uomo sviluppasse la previsione e portasse l'anima a quello
sviluppo che oggi ci ritroviamo come organo del pensiero, del
sentimento e dell'azione. E poich in tali aiuti, in tali sforzi
di adattamento, giocava un ruolo essenziale anche la societ,
l'organo psichico dovette fare i conti fin dall'inizio coi
condizionamenti della comunit. Tutte le sue capacit si sono
sviluppate su questa base e quindi portano con s la tinta di una
vita sociale. Ogni pensiero dell'uomo dovette assumere impronte
tali da lasciar trasparire gli attributi tipici di una comunit.
Se ora ci si rappresenta come progredirono ulteriormente le cose,
si arriva alle origini della logica con la sua intrinseca esigenza
di universalit. Logico  soltanto ci che  universale. Un
ulteriore chiaro risultato della vita comunitaria lo troviamo nel
linguaggio, opera meravigliosa che distingue l'uomo da tutti gli
altri viventi. Non si pu eliminare da quel tipico fenomeno che 
il linguaggio, l'idea dell'universalit, il che indica la sua
origine dalla vita sociale dell'uomo. Il linguaggio  del tutto
superfluo per un essere che vive singolarmente. Si riferisce alla
vita comunitaria degli uomini,  un suo prodotto e insieme un
mezzo di collegamento. Una rigorosa dimostrazione di questo nesso
sta nel fatto che uomini cresciuti in condizioni tali da rendere
difficoltoso o impedire il loro contatto con altri uomini, o
addirittura da rinunciare a tale contatto, quasi regolarmente
possiedono un linguaggio o una capacit di linguaggio menomati. E'
come se tale vincolo si fosse potuto formare e conservare solo in
funzione del contatto coll'umanit. Il linguaggio ha un
significato straordinariamente profondo per lo sviluppo della vita
psichica umana. Il pensiero logico  possibile soltanto
presupponendo il linguaggio, il quale soltanto, attraverso la
possibilit della concettualizzazione, ci mette in grado di
stabilire distinzioni, formare concetti, cose che non sono
propriet privata ma pubblica. Anche il nostro pensiero e il
nostro sentimento sono concepibili solo presupponendo
l'universalit: la nostra gioia della bellezza riceve il suo
fondamento solo nella comprensione che il sentimento e il
riconoscimento del bello e del bene  universale. Cos arriviamo a
riconoscere che i concetti di ragione, di logica, di etica e di
estetica possono avere la loro origine solo nella vita comunitaria
dell'uomo, che essi per sono nello stesso tempo il cemento che
protegge la cultura dalla decadenza.
In base alla situazione del singolo uomo  anche concepibile il
suo volere. La volont non rappresenta null'altro che un movimento
per arrivare da un sentimento di insufficienza a un sentimento di
sufficienza. Raffigurarsi questa linea, sentirla e percorrerla, si
chiama volere. Ogni volere ha a che fare col sentimento di
insufficienza, di inferiorit; libera l'energia e determina
l'inclinazione atte a instaurare uno stato di soddisfazione, di
contentezza, di piena validit.

Senso comunitario. Ora comprendiamo come quelle regole di gioco:
educazione, superstizione, totem e tab, legislazione, che erano
necessarie ad assicurare la consistenza della razza umana,
dovettero innanzitutto rappresentare un riconoscimento dell'idea
comunitaria. L'abbiamo visto negli indirizzi religiosi, troviamo
esigenze comunitarie nelle pi importanti funzioni dell'organo
psichico, le ritroviamo nelle esigenze della vita del singolo come
in quelle della totalit. Ci che chiamiamo giustizia, ci che
consideriamo come l'aspetto luminoso del carattere umano, non 
altro nella sua essenza che l'adempimento di esigenze scaturite
dalla vita comunitaria degli uomini. Sono esse che hanno formato
l'organo psichico. Cos avviene che la fiducia, la fedelt,
l'apertura, l'amore della verit e simili, sono precisamente
esigenze stabilite e mantenute mediante l'universale principio
della comunit. Ci che chiamiamo un buono o un cattivo carattere
pu venir giudicato tale solo in relazione alla comunit. Le
caratteristiche relative a ogni realizzazione in campo
scientifico, o di indole politica o di genere artistico sono
sempre e soltanto giudicate come grandi e valide, in quanto hanno
un valore per la totalit. Un modello ideale, preso come misura
del singolo, si costituisce soltanto in considerazione del valore
e dell'utilit che assume in rapporto alla comunit. Ci con cui
paragoniamo il singolo  il modello ideale di un uomo nella
comunit, ossia di un uomo che ha sviluppato in s talmente il
senso comunitario da seguire costantemente - secondo un detto del
Fortmller - le regole di gioco della comunit umana. Dal corso
delle nostre esposizioni risulter chiaro che nessun uomo completo
in senso pieno pu crescere senza curare e realizzare
sufficientemente il senso comunitario.
Freud - Adler - Jung, Psicoanalisi e filosofia, a cura di A.
Crescini, La Scuola, Brescia, 1983, pagine108-117.
